
121. La rivoluzione del 1905 in Russia: la nascita del soviet.

Da: Trockij, 1905, La Nuova Italia, Firenze, 1970.

I soviet, i consigli delegati degli operai che costituirono gli
organismi di base della rivoluzione del 1917 e del successivo
stato rivoluzionario russo, definito appunto sovietico, apparvero
per la prima volta nel corso della rivoluzione del 1905. Uno dei
futuri protagonisti della rivoluzione d'ottobre, Trockij, ci
spiega in questo brano le origini della loro nascita. Durante
l'insurrezione del 1905 si rivel indispensabile approntare
rapidamente un'efficace organizzazione per incanalare e dirigere
un'ondata rivoluzionaria senza precedenti. Ma dal momento che i
due principali partiti rivoluzionari russi, quello
socialdemocratico e quello socialista-rivoluzionario, si trovavano
divisi e in lotta fra loro ed inoltre, agendo in clandestinit,
non potevano attivare in poco tempo masse di centinaia di migliaia
di operai, nacque l'idea di un'organizzazione apartitica che si
sviluppasse direttamente nei posti di lavoro, nelle fabbriche,
negli uffici, attraverso la formazione di consigli elettivi
chiamati appunto soviet. Ognuno di essi avrebbe quindi dovuto
delegare propri rappresentanti ad un consiglio generale, il quale,
abbandonata la verbosit e l'inconcludenza degli altri istituti
rappresentativi, cominci a dibattere i problemi in modo
concreto, con energia e rapidit. Anche se le istanze presentate
dai soviet al consiglio municipale vennero totalmente respinte e
l'intero movimento sub la repressione zarista, in quell'anno
furono gettati i semi di un'organizzazione rivoluzionaria di massa
in grado di muoversi in modo rapido ed efficace.


[...] Il Soviet fu l'asse attorno al quale ruotarono tutti gli
eventi: ad esso si collegavano tutti i fili, da esso partivano
tutti gli appelli.
Cos' dunque il Soviet dei Deputati Operai?.
Il Soviet dei Deputati Operai sorse come risposta ad una esigenza
oggettiva, partorita dal corso stesso degli eventi, per una
organizzazione che fosse autorevole senza avere una tradizione,
che abbracciasse immediatamente le grandi masse disperse senza
subire gli intoppi dell'organizzazione; che facesse confluire in
punto le correnti rivoluzionarie all'interno del proletariato, che
fosse capace di prendere l'iniziativa, che controllasse
automaticamente se stessa e, soprattutto, che potesse sorgere dal
nulla in non pi di ventiquattro ore. L'organizzazione social-
democratica, che nelle sue formazioni clandestine raggruppava
saldamente centinaia di operai pietroburghesi e spiritualmente ne
abbracciava alcune migliaia, sapeva fornire alle masse parole
d'ordine, illuminando con la scintilla del pensiero politico la
loro spontanea esperienza; ma non era in grado di unire con un
vivo legame organizzativo una folla di centinaia di migliaia di
uomini soprattutto per un motivo; perch aveva svolto la parte
principale del suo lavoro in laboratori clandestini nascosti alle
masse. L'organizzazione dei socialisti-rivoluzionari [partito
fondato nel 1901, con base prevalentemente contadina] pativa anche
essa dei mali tipici di ogni attivit clandestina, aggravati dalla
sua impotenza e dalla sua incostanza. Le frizioni fra le due
frazioni di pari forza della socialdemocrazia [cio i bolscevichi
di Lenin e i menscevichi di Martov, in aperto contrasto, dopo il
congresso di Londra del 1903, sulle finalit del partito
socialdemocratico] da un lato, e la lotta di ambedue le frazioni
contro i socialisti-rivoluzionari, dall'altro, resero
assolutamente necessaria la creazione di un'organizzazione
apartitica. Per godere di una certa autorit agli occhi delle
masse il giorno dopo la propria nascita, questa organizzazione
doveva essere costituita sulla base di una larghissima
rappresentanza. Su cosa fondarsi? La risposta era automatica.
Poich l'unico legame tra le masse proletarie, vergini da un punto
di vista organizzativo, era costituito dal processo di produzione,
non rimaneva che far coincidere la rappresentanza con le fabbriche
e le officine. [...].
L'iniziativa della creazione di un autogoverno operaio
rivoluzionario fu presa da una delle due frazioni social-
democratiche il 10 ottobre, quando gi si avvicinava il pi
imponente degli scioperi. Il 13 sera, nell'edificio dell'Istituto
Tecnologico, si svolse la prima assemblea del futuro Soviet. Erano
presenti non pi di 30-40 delegati. Fu deciso immediatamente di
invitare tutti i lavoratori di Pietroburgo allo sciopero generale
ed alle elezioni dei delegati. [...]
Questa decisione di straordinaria importanza fu presa
all'unanimit e, per di pi, senza alcuna discussione di principio
sullo sciopero generale, sui suoi metodi, fini, possibilit,
proprio quando questi problemi poco dopo avrebbero suscitato un
appassionato conflitto ideologico nelle file del partito
confratello tedesco. Non si pu spiegare tutto questo con la
diversit delle psicologie nazionali: semmai siamo proprio noi
russi a nutrire una morbosa passione per le disquisizioni tattiche
e per le minuziose anticipazioni. Alle radici di questo fenomeno
c' il carattere rivoluzionario dell'epoca. Il Soviet, dal momento
della sua nascita a quello della sua morte, fu sempre sotto la
poderosa spinta delle forze spontanee della rivoluzione che, nella
maniera pi irriguardosa, trapassava il lavoro compiuto dalla
coscienza politica.
Ogni passo della rappresentanza operaia era determinato in
anticipo, la tattica era palese. I metodi di lotta non occorreva
discuterli: si aveva appena il tempo di formularli.
Lo sciopero d'ottobre si avviava sicuro al suo apogeo. Alla sua
testa erano i metallurgici e i tipografi. Essi entrarono per primi
in lotta ed il 13 ottobre formularono in maniera decisa e precisa
le proprie parole d'ordine politiche. Noi proclamiamo lo sciopero
politico - cos proclamava la fabbrica di Obuchov, questa
cittadella della rivoluzione - e sino alla fine ci batteremo per
la convocazione dell'Assemblea Costituente sulla base di un
suffragio universale, paritetico, diretto e segreto, affinch la
Russia diventi una repubblica democratica. Proponendo le medesime
parole d'ordine gli operai delle centrali elettriche affermarono:
Noi, insieme con i social-democratici, ci batteremo sino in fondo
per le nostre rivendicazioni e, innanzi alla classe operaia,
affermiamo di essere pronti a lottare con le armi in pugno, per la
completa liberazione del popolo.
In maniera ancora pi risoluta formularono i compiti del momento i
tipografi, inviando i propri deputati al Soviet, il 14 ottobre:
Riconoscendo l'insufficienza della sola lotta passiva, della sola
astensione dal lavoro, deliberiamo: di trasformare l'esercito
della classe operaia in sciopero in un esercito rivoluzionario,
ossia di organizzare al pi presto le squadre di combattimento.
Queste squadre dovranno occuparsi dell'armamento delle restanti
masse proletarie, anche a costo di saccheggiare armerie e di
sottrarre le armi alla polizia ed alle truppe, quando ci sia
possibile.
Questa risoluzione non rest una vuota declamazione. [...].
Il 15 ottobre la maggior parte delle manifatture tessili lavorava
ancora. Per indurre allo sciopero coloro che vi si astenevano, il
Soviet aveva studiato tutta una serie di mezzi che andavano
dall'invito a voce alla costrizione con la forza. Tuttavia il
ricorso alle maniere forti non fu necessario. [...].
Allargando lo sciopero il Soviet rafforzava se stesso. Ogni
officina in sciopero sceglieva un rappresentante e, fornitolo dei
necessari documenti, lo inviava al Soviet. Alla seconda assemblea
erano gi presenti i delegati di quaranta grandi officine, di due
fabbriche e di tre unioni sindacali, dei tipografi, dei commessi e
degli impiegati. [...].
L'assemblea somigliava pi ad un consiglio di guerra che ad un
parlamento. Della verbosit, questa piaga degli istituti
rappresentativi, non v'era traccia. I problemi dibattuti - la
estensione dello sciopero e la formulazione delle richieste al
Consiglio municipale - erano di carattere puramente pratico e
venivano discussi in modo concreto, con energia e rapidit. [...]
Una delegazione speciale venne incaricata di presentare al
Consiglio municipale le seguenti richieste: 1) prendere immediate
misure per regolare l'approvvigionamento di una vastissima massa
di lavoratori; 2) concedere i locali per le riunioni; 3) cessare
ogni vettovagliamento, assegnazione di alloggi e stanziamenti a
favore della polizia, della gendarmeria, eccetera; 4) assegnare
una somma per l'armamento del proletariato pietroburghese in lotta
per la libert. Per la composizione burocratica e censitaria del
Consiglio municipale l'avanzare richieste cos radicali costituiva
un semplice passo per l'agitazione. Il Soviet, naturalmente, non
si faceva affatto illusioni a questo proposito. Risultati pratici
non ne attendeva e non ne ebbe. Il 16 ottobre, dopo una serie di
incidenti, di tentativi di arresto, eccetera [...], la delegazione
del Soviet venne ricevuta, in seduta non ufficiale, dal
Consiglio municipale di Pietroburgo. Innanzi tutto, su richiesta
della delegazione energicamente appoggiata da un gruppo di
consiglieri, il Consiglio municipale stabil che, nel caso che i
deputati operai fossero stati arrestati, avrebbe inviato dal
governatore della citt il presidente del Consiglio municipale col
compito di dichiarare che i consiglieri avrebbero ritenuto
l'arresto dei deputati un'offesa al Consiglio. Solo dopo di ci si
pass alla presentazione delle richieste.
La rivoluzione che si sta compiendo in Russia - cos concluse il
suo discorso il portavoce della delegazione, compagno Radin (il
compianto Knunjanc) -  una rivoluzione borghese, una rivoluzione
negli interessi delle classi abbienti. E' nel vostro stesso
interesse, signori, che questa rivoluzione si compia al pi
presto. E se siete capaci di essere un po' lungimiranti, se siete
capaci di comprendere veramente, con ampiezza di vedute, le
esigenze della vostra classe, dovete aiutare con tutte le vostre
forze il popolo al fine della pi rapida vittoria
sull'assolutismo. Noi, da parte nostra, non abbiamo bisogno n di
dichiarazioni di solidariet n di un platonico appoggio alle
nostre richieste. Noi chiediamo che ci dimostriate la vostra
collaborazione con una serie di interventi di carattere pratico.
Grazie ad un mostruoso sistema elettorale i beni di una citt di
un milione e mezzo di abitanti sono nelle mani dei rappresentanti
di alcune migliaia di possidenti. Il Soviet dei Deputati Operai
esige - ed ha il diritto di esigere, non di chiedere, poich
rappresenta alcune centinaia di migliaia di lavoratori, abitanti
della capitale, mentre voi siete solo un pugno di elettori - il
Soviet dei Deputati Operai esige che il patrimonio della citt sia
messo a disposizione di tutti i cittadini per i loro bisogni.
Quindi, poich adesso il pi importante problema sociale  la
lotta contro l'assolutismo e a tal fine ci occorrono i locali per
le nostre assemblee, apriteci i "nostri" edifici pubblici! Ci
occorrono i mezzi per poter continuare lo sciopero, stanziate i
fondi cittadini a questo scopo, e non per il mantenimento della
polizia e della gendarmeria!.
Ci occorrono le armi per la conquista e la difesa delle libert,
assegnate i mezzi per l'organizzazione della milizia proletaria!.
Sotto la scorta di un gruppo di consiglieri la delegazione
abbandon la sala della riunione. Il Consiglio municipale respinse
tutte le principali richieste ed espresse la sua fiducia nella
polizia come tutrice dell'ordine.
Con lo svilupparsi dello sciopero d'ottobre il Soviet si pose
naturalmente al centro dell'attenzione politica generale. La sua
importanza crebbe letteralmente non di giorno in giorno, ma di ora
in ora. Il proletariato industriale fu il primo a raccogliersi
intorno ad esso.
